Per generazioni di italiani il buono fruttifero postale e stato sinonimo di risparmio sicuro: lo regalavano i nonni alla nascita dei nipoti e lo si dimenticava in un cassetto. Oggi, in un mondo di ETF e app di trading, vale ancora la pena considerarli? La risposta e: dipende da cosa cerchi.
Come funzionano
Il buono e un prestito che fai allo Stato tramite Cassa Depositi e Prestiti, garantito dallo Stato stesso. Versi una somma e, nel tempo, maturi interessi secondo una tabella nota in anticipo. La grande comodita e che puoi chiedere il rimborso quando vuoi, riavendo sempre almeno il capitale versato, senza rischiare di perderlo.
I punti di forza
I buoni hanno alcuni pregi concreti:
- capitale garantito: non perdi mai il versato, qualunque cosa accada ai mercati;
- tassazione al 12,5%, come i titoli di Stato, piu favorevole del 26% ordinario;
- nessun costo di sottoscrizione o gestione e niente imposta di bollo sotto una certa soglia;
- esistono versioni dedicate ai minori, pensate per accantonare per i figli.
I limiti
Il rovescio della medaglia e il rendimento, di solito modesto, soprattutto sui buoni a breve. Inoltre gli interessi crescono molto verso la fine della durata: rimborsare prima del previsto significa rinunciare alla parte piu ricca. Per questo i buoni hanno senso come parte sicura e di lungo periodo del risparmio, magari per un obiettivo lontano come l'eta adulta dei figli, non come strumento per far fruttare al massimo il capitale. Sono noiosi e prudenti, ma a volte e esattamente quello che serve.