Il mercato ad agosto si muove poco. I volumi scendono, i gestori sono in ferie, le notizie societarie si diradano fino a settembre. È il momento peggiore per fare trading e il momento migliore per fare l'unica cosa che davvero conta con un portafoglio: guardarlo con calma, senza la pressione di una notizia che spinge a decidere in fretta. Non serve un pomeriggio intero. Bastano venti minuti, un foglio di calcolo e la volontà di guardare i numeri veri, non quelli che si ricordano a memoria.
Cosa guardare, in ordine
Prima cosa: la composizione reale, non quella che pensi di avere in testa. Apri l'app del broker — Fineco, Directa, Degiro, Trade Republic, non importa quale — ed esporta il dettaglio delle posizioni in un foglio di calcolo. Non fidarti della schermata riassuntiva, che spesso raggruppa per settore o per area geografica in modo poco chiaro. Seconda cosa: la percentuale reale di azionario contro obbligazionario, calcolata sui valori attuali, non su quelli di quando hai comprato. Un portafoglio che a gennaio era 70% azionario e 30% obbligazionario può facilmente essere diventato 78-22 dopo un semestre di rialzi, senza che tu abbia fatto nulla. Terza cosa: quanti strumenti diversi possiedi davvero e quanti si sovrappongono. Due ETF che replicano entrambi l'MSCI World, comprati in momenti diversi con nomi diversi, non sono diversificazione: sono lo stesso rischio pagato due volte in commissioni di gestione. Quarta cosa, spesso ignorata: la valuta di denominazione degli strumenti. Un ETF su indici americani, anche se quotato a Milano in euro, resta esposto al cambio euro-dollaro sottostante, e negli ultimi due anni quel cambio ha spostato i rendimenti reali di diversi punti percentuali, in un senso o nell'altro, indipendentemente da come si è mosso il mercato azionario stesso.
Il ribilanciamento non è complicato
Ribilanciare vuol dire riportare il portafoglio all'allocazione target, vendendo un po' di quello che è cresciuto troppo e comprando un po' di quello che è rimasto indietro. Non serve farlo ogni mese. Una volta l'anno, o quando uno scostamento supera i 5-7 punti percentuali rispetto al target, è più che sufficiente. Il problema pratico è fiscale: vendere un ETF in guadagno oggi genera una plusvalenza tassata al 26%, che incassi subito, invece di lasciarla crescere. Su un guadagno di 3.000 euro, sono 780 euro di imposta pagata prima del tempo. Per questo motivo molti preferiscono ribilanciare con i nuovi versamenti, indirizzando il PAC verso l'asset class rimasta indietro, invece di vendere quella cresciuta troppo. È più lento, ma non genera tasse. C'è un'eccezione a questa regola generale: i titoli di Stato italiani ed europei, tassati al 12,5% invece che al 26%, danno un vantaggio fiscale che spesso conviene mantenere anche a costo di uno scostamento leggermente più ampio dal target teorico, piuttosto che vendere un BTP in guadagno per riequilibrare qualche punto percentuale di troppo verso l'azionario.
Il PAC che va avanti da solo
Chi ha un piano di accumulo attivo da un paio d'anni tende a dimenticarsene, ed è quasi sempre un bene — il PAC funziona proprio perché toglie la decisione emotiva dal mezzo. Ad agosto vale però la pena controllare due cose concrete. La prima: l'importo mensile è ancora adeguato al tuo reddito attuale, o è rimasto quello impostato tre anni fa quando guadagnavi meno? La seconda, più tecnica: il TER del fondo o dell'ETF su cui versi. Una differenza tra lo 0,20% e lo 0,45% di costo annuo sembra piccola, ma su un orizzonte di vent'anni e un capitale che cresce può valere decine di migliaia di euro di rendimento perso, semplicemente per inerzia. Vale la pena controllare il KIID o il factsheet dello strumento almeno una volta l'anno, non perché cambi spesso, ma perché è il documento che quasi nessuno legge due volte. Un altro controllo utile, spesso saltato: la data di partenza del PAC rispetto all'obiettivo finale. Chi ha iniziato un piano di accumulo pensando alla pensione a 67 anni e oggi ne ha 45 sta bene; chi lo ha impostato per un obiettivo a cinque anni, come l'acconto di una casa, dovrebbe verificare se l'esposizione azionaria è ancora coerente con un orizzonte così breve, o se è il momento di spostare gradualmente parte del capitale verso strumenti meno volatili.
Le minusvalenze che scadono
Chi ha venduto in perdita negli ultimi anni ha probabilmente delle minusvalenze fiscali accumulate nello zainetto fiscale del proprio broker. Sono compensabili con le plusvalenze future, ma solo entro quattro anni dalla data in cui sono maturate — passato quel termine, spariscono, e con loro il diritto a ridurre le tasse sui guadagni successivi. Il calcolo è semplice ma quasi nessuno lo fa: basta aprire la sezione fiscale del broker, di solito chiamata proprio "zainetto fiscale" o "minusvalenze", e controllare l'anno di maturazione di ogni importo. Una minusvalenza del 2022, per esempio, scade a fine 2026: se non viene compensata con una plusvalenza entro dicembre, va persa definitivamente, anche se il capitale continua a essere investito e a generare guadagni negli anni successivi.
Agosto è un buon momento per controllare le scadenze, prima che a dicembre la corsa a compensare tutto insieme diventi frettolosa e meno precisa.
Il fondo pensione, prima che sia tardi
Il limite di deducibilità dei versamenti a previdenza complementare resta fissato a 5.164,57 euro l'anno. Chi versa a rate mensili ha già una parte del percorso fatta; chi versa un contributo unico a dicembre, per abitudine o per comodità, rischia di scoprire a fine anno che il saldo disponibile non basta a coprire l'intero importo desiderato. Verificare ad agosto quanto manca al tetto annuo, e distribuire il resto su settembre-dicembre, evita la scelta forzata tra rinunciare a parte della deduzione fiscale o versare tutto in un'unica soluzione con liquidità che a dicembre potrebbe non esserci. Chi ha anche il TFR maturando in azienda, e non lo ha ancora destinato alla previdenza complementare, dovrebbe ricordare che la scelta va fatta entro sei mesi dall'assunzione: dopo quella finestra, il TFR resta in azienda salvo un cambio di destinazione che alcuni contratti collettivi permettono comunque in un secondo momento, con condizioni che vale la pena verificare con l'ufficio del personale prima di dare per scontato che la porta sia chiusa.
La liquidità che serve davvero
Un ultimo controllo, meno tecnico ma altrettanto concreto: quanto contante resta sul conto corrente dopo le spese di agosto, tra ferie, quattordicesima già spesa e le prime bollette dell'autunno che arriveranno a settembre. La regola spannometrica di tre-sei mesi di spese coperte da liquidità immediata vale anche a metà agosto, non solo a gennaio quando si fanno i buoni propositi. Chi si accorge di essere sotto quella soglia dovrebbe evitare di destinare nuova liquidità al PAC o al fondo pensione questo mese, e aspettare settembre per riprendere i versamenti con un cuscinetto di sicurezza ricostituito. Meglio un mese di PAC saltato che un conto corrente in rosso a fine mese.
Cosa fare questa settimana
- Esporta il dettaglio del portafoglio dal broker e calcola le percentuali reali di allocazione
- Verifica quanti ETF o fondi si sovrappongono sullo stesso indice
- Controlla il TER degli strumenti in portafoglio da almeno un anno
- Guarda le minusvalenze nello zainetto fiscale e le relative scadenze
- e calcola quanto manca al tetto di 5.164,57 euro sul fondo pensione, se ne hai uno
Nessuna di queste cinque cose richiede più di venti minuti. Insieme, valgono più di qualsiasi previsione di mercato che leggerai da qui a dicembre.