Due famiglie con lo stesso numero di figli minorenni possono ricevere, per lo stesso Assegno Unico, cifre che si distanziano di oltre 145 euro al mese. La differenza non dipende dal reddito dichiarato al fisco, né dalla città di residenza, ma da un numero a cinque cifre che quasi nessuno controlla con la frequenza dovuta: l'ISEE.
Quanto vale l'assegno, euro per euro
Con la Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026 sono stati ufficializzati gli importi rivalutati dell'anno: +1,4% su quote base, maggiorazioni e soglie ISEE, in vigore dal 1° gennaio. Per ogni figlio minorenne l'assegno oscilla tra un minimo di 58,30 euro al mese e un massimo di 203,80 euro, ed è la famiglia con l'ISEE più basso — fino a circa 17.468,51 euro — a incassare la cifra piena. Il minimo, 58,30 euro, spetta invece a chi non presenta alcun ISEE oppure dichiara un valore superiore ai 46.582,71 euro annui. Tra questi due estremi la curva non scende a scatti: è una progressione continua, quindi anche un ISEE di poche centinaia di euro più alto rispetto al nucleo del vicino di casa può tradursi in qualche euro in meno ogni mese, non in un salto improvviso da una fascia all'altra. Chi ha due o tre figli minorenni moltiplica semplicemente l'importo per ciascuno di loro, perché l'assegno si calcola figlio per figlio e non come cifra unica per il nucleo. Ed è proprio questa logica, poco raccontata, a spiegare perché due famiglie vicine di casa con lo stesso numero di figli finiscano per ricevere bonifici tanto diversi ogni mese. La rivalutazione annuale, peraltro, non è un automatismo scontato: dipende dall'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, quindi in anni di inflazione più contenuta l'aumento potrebbe fermarsi a una frazione di punto percentuale.
Le soglie ISEE che decidono l'importo
La rivalutazione ISTAT dell'1,4% non tocca solo gli importi in euro: sposta anche le due soglie che delimitano l'intera scala, oggi comprese tra 17.468,51 euro e 46.582,71 euro. Affinché l'assegno resti quello massimo, bisogna che l'ISEE del nucleo rientri sotto la soglia più bassa, e non basta averlo presentato una volta per tutte: va rinnovato ogni anno, con una DSU aggiornata ai redditi e ai patrimoni dell'anno di riferimento corretto. Chi rinnova l'ISEE solo quando gli serve per altro — l'asilo nido, la mensa scolastica, una borsa di studio — si accorge spesso che l'assegno di gennaio non coincide con quello di febbraio, proprio perché cambia il valore su cui l'INPS ricalcola la posizione.
Le maggiorazioni per chi ha più figli
Alle famiglie con almeno tre figli e un ISEE fino a 46.582,71 euro spetta una maggiorazione del 50% per ogni figlio tra 1 e 3 anni: un aiuto pensato per il periodo più costoso, quello di pannolini, nido e latte in polvere. Chi arriva a quattro figli o più ottiene invece un bonus forfettario di 150 euro al mese, che si somma alla quota base indipendentemente dall'ISEE dichiarato. Vale la stessa logica progressiva vista sopra: più basso il reddito equivalente del nucleo, più alta la somma finale che arriva sul conto ogni mese, di norma tra il 20 e il 22 del mese. Le due maggiorazioni non si escludono a vicenda quando ricorrono entrambe le condizioni, e questo per molte famiglie numerose fa una differenza reale sul bilancio mensile, non solo su carta. C'è poi una maggiorazione ulteriore, meno conosciuta, riservata ai nuclei in cui entrambi i genitori percepiscono redditi da lavoro: un dettaglio che va verificato con il proprio CAF caso per caso, perché le condizioni di accesso cambiano leggermente da un anno all'altro. Conviene ricontrollare la propria posizione dopo un cambio di lavoro, una promozione o il passaggio da un contratto part-time a uno a tempo pieno, perché questa specifica maggiorazione può comparire o sparire nel giro di pochi mesi senza che la famiglia se ne accorga subito.
L'ISEE che conta adesso non è quello di sempre
Una modifica tecnica che vale, per molte famiglie, più di qualunque bonus.
Da marzo 2026 l'INPS calcola l'Assegno Unico su un ISEE specifico per prestazioni familiari e per l'inclusione, distinto da quello ordinario che si usa per mensa, università o altri bonus. La differenza più concreta riguarda il patrimonio mobiliare: BTP e buoni fruttiferi postali, fino a un tetto di 50.000 euro, non pesano più nel calcolo. Per una famiglia che ha messo da parte i risparmi in titoli di Stato invece di lasciarli fermi sul conto corrente, questo può significare un ISEE più basso e quindi un assegno più alto, senza muovere un euro dal proprio portafoglio. È un dettaglio che quasi nessun commercialista segnala di propria iniziativa, perché riguarda un incrocio molto specifico tra due normative diverse, tanto che non tutti i software dei CAF lo applicano ancora allo stesso modo.
Cosa succede se l'ISEE non è aggiornato
Senza una DSU valida, da marzo l'INPS eroga l'Assegno Unico ai minimi di legge, gli stessi 58,30 euro riservati a chi ha un ISEE alto. Non è però una perdita definitiva: chi presenta la Dichiarazione Sostitutiva Unica entro il 30 giugno 2026 ottiene il ricalcolo corretto, comprensivo degli arretrati sulle mensilità già pagate al minimo. Conviene però non aspettare l'ultima settimana di giugno: i CAF si affollano proprio a ridosso della scadenza, e un ISEE elaborato in ritardo rischia di slittare oltre la data utile per il conguaglio automatico.
Assegno Unico e vecchie detrazioni: cosa non torna più
Dal marzo 2022 l'Assegno Unico Universale ha sostituito quasi tutte le vecchie detrazioni IRPEF per figli a carico under 21 e gli assegni al nucleo familiare che un tempo arrivavano in busta paga ai lavoratori dipendenti. Chi ricorda ancora i vecchi ANF, calcolati sul reddito familiare complessivo e non sull'ISEE, spesso fatica a orientarsi nel nuovo sistema, che ragiona per fasce continue anziché per scaglioni reddituali netti. Restano invece attive, per i figli tra 21 e 24 anni che non hanno ancora un reddito proprio superiore ai limiti di legge, detrazioni fiscali residue da far valere nella dichiarazione dei redditi: un pezzo del vecchio impianto che l'Assegno Unico non ha assorbito.
Fisco, tempistiche e altri dettagli che contano
L'Assegno Unico non concorre al reddito imponibile IRPEF: non va indicato tra i redditi nella dichiarazione, non riduce le detrazioni disponibili e non peggiora l'ISEE dell'anno successivo. Spetta dal settimo mese di gravidanza, con una domanda che si trasforma automaticamente in erogazione ordinaria dopo la nascita, e prosegue fino al compimento dei 21 anni dei figli a determinate condizioni: iscrizione a un percorso di formazione o di studio, tirocinio, oppure ricerca attiva di lavoro registrata, con ISEE del nucleo di origine sotto i 46.582,71 euro. Per i figli con disabilità grave, invece, non c'è alcun limite di età. Il pagamento arriva su conto corrente, libretto postale o carta prepagata dotata di IBAN, mai in contanti, e la data di accredito può variare di qualche giorno da una famiglia all'altra a seconda della banca di appoggio. Meglio non programmare spese fisse proprio a ridosso del giorno teorico di accredito, perché un piccolo scostamento di data è del tutto normale e non segnala un problema con la domanda. Le famiglie con più conti o libretti intestati ai figli devono comunque indicare all'INPS un unico IBAN di riferimento per l'accredito, di norma quello del genitore richiedente, e un cambio di banca in corso d'anno va comunicato subito per evitare mensilità sospese in attesa di verifica.
Cosa controllare prima di fine mese
- Verifica la data di scadenza della tua DSU sul portale INPS o chiedila al CAF: molte famiglie scoprono che è già scaduta da mesi.
- Se hai messo dei risparmi in BTP o buoni postali, chiedi al CAF di ricalcolare l'ISEE con le nuove regole sul patrimonio mobiliare.
- Segna in agenda il 30 giugno come termine ultimo per gli arretrati, non come una scadenza qualunque tra le tante.
- Un controllo dell'estratto conto INPS ogni due o tre mesi permette di correggere in fretta un importo sbagliato, invece di scoprirlo dopo un anno intero, senza contare le altre voci di welfare familiare da tenere d'occhio insieme all'assegno.
Da evitare, invece, l'idea diffusa secondo cui l'Assegno Unico sia una cifra fissa uguale per ogni figlio minorenne: la variabile ISEE lo rende, di fatto, uno degli strumenti di welfare più sensibili alla reale situazione patrimoniale della famiglia, maggiorazioni regionali comprese in alcuni casi. Chi lavora con partita IVA e ha entrate irregolari — un tema che abbiamo già affrontato parlando dei contributi INPS per gli autonomi — dovrebbe prestare particolare attenzione a un dettaglio scomodo: l'ISEE si basa sui redditi dell'anno precedente, quindi un'annata di lavoro migliore del previsto può abbassare l'assegno del figlio proprio nel momento in cui, in famiglia, si respira per la prima volta un po' di sollievo economico.