Il 30 settembre è passato, il 730 è partito e, se aspettavi un rimborso, ormai l'hai messo in conto. Poi a ottobre, mentre riordini un cassetto, ti ricapita in mano la fattura dell'oculista da 280 euro oppure il certificato degli interessi del mutuo, e ti chiedi se quella spesa sia finita nella dichiarazione. Se controlli e scopri che manca, non è perduta: per il 730 di quest'anno esiste il modello 730 integrativo. L'Agenzia delle Entrate lo accetta fino a lunedì 26 ottobre 2026 (il termine sarebbe il 25, ma cade di domenica e slitta al primo giorno lavorativo). Si invia solo tramite CAF o professionista abilitato, anche se la dichiarazione originale l'avevi mandata tu dal portale dell'Agenzia. Funziona poi in una sola direzione: la correzione deve lasciarti con un rimborso più alto, con meno imposta da pagare o con un risultato invariato. Da lunedì 5 a lunedì 26 ottobre restano sedici giorni lavorativi, e i CAF stessi raccomandano di non ridursi agli ultimi, perché servono i documenti delle spese e un controllo della dichiarazione già inviata. Per questo conviene fare i conti adesso e non il 24.
Le date che contano
Il calendario ufficiale dell'Agenzia delle Entrate per la fase di correzione è breve. Conviene averlo sotto gli occhi prima di leggere il resto.
| Data | Cosa puoi fare |
|---|---|
| Lunedì 26 ottobre 2026 | 730 integrativo tramite CAF o professionista, se la correzione aumenta il credito, riduce il debito o lascia l'imposta invariata |
| Lunedì 2 novembre 2026 | Modello Redditi persone fisiche correttivo, anche quando la correzione comporta più imposta da pagare (il 31 ottobre è sabato) |
| 31 dicembre 2031 | Modello Redditi integrativo, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui hai presentato la dichiarazione da rettificare |
Quando il 730 integrativo serve davvero
Nella maggior parte dei casi un integrativo nasce da una precompilata incompleta: l'Agenzia delle Entrate inserisce i dati che riceve da farmacie, medici, banche e scuole, ma non riceve tutto, e quello che manca non compare da solo. Una spesa assente dalla precompilata non è però una spesa persa, se conservi il documento giusto. Le dimenticanze più comuni, secondo i CAF, sono queste:
- visite specialistiche private, occhiali, apparecchi acustici e altri dispositivi medici che non risultano nella precompilata;
- spese scolastiche, universitarie o sportive dei figli rimaste fuori;
- gli interessi passivi del mutuo sulla prima casa, quando l'importo è incompleto o manca del tutto;
- le rate dei bonus edilizi che nessuno ricordava di dover inserire;
- un familiare a carico non indicato, o indicato con la percentuale di carico sbagliata, e altri dati simili.
Prima di correre al CAF, controlla che il documento regga. Per i medicinali servono la fattura o lo scontrino parlante, cioè quello che riporta il tuo codice fiscale e la natura del prodotto, e dal 2020 la detrazione delle spese sanitarie richiede un pagamento tracciabile: bonifico, carta o bancomat. Le eccezioni sono tre, ovvero medicinali, dispositivi medici e prestazioni di strutture pubbliche o private accreditate dal Servizio sanitario nazionale, per le quali il contante va ancora bene. Una visita in uno studio privato non accreditato pagata in contanti, invece, non dà diritto a nulla, e nessun integrativo la recupera. Lo stesso vale per una ricevuta senza intestazione chiara: se non c'è modo di dimostrare che la spesa è tua e che è sanitaria, il CAF non può inserirla. Conta anche la capienza, perché ogni detrazione si scala dall'imposta che devi: se un reddito molto basso ha già azzerato l'Irpef, una spesa in più non genera alcun rimborso. Meglio quindi portare al CAF anche il prospetto 730-3, per capire quanta imposta c'è ancora da scalare.
Quanto vale una dimenticanza: due conti
La detrazione sulle spese sanitarie è del 19% sulla parte che supera 129,11 euro, e quella soglia si applica una volta sola al totale dell'anno, non a ogni ricevuta. Se nel 730 che hai già inviato c'erano più di 129,11 euro di spese mediche, i 700 euro di visite e occhiali dimenticati valgono per intero: 700 × 19% fa 133 euro in più di rimborso. Se invece nel 730 non c'era nessuna spesa sanitaria, la franchigia va tolta una volta e il calcolo diventa (700 − 129,11) × 19%, cioè 108,47 euro. Con gli interessi del mutuo la logica è più lineare: la detrazione è sempre del 19%, su un massimo di 4.000 euro di interessi all'anno per l'abitazione principale, quindi 1.800 euro di interessi dimenticati valgono 342 euro. Sono cifre d'esempio, e nel tuo caso il risultato dipende dal reddito e dalle altre detrazioni già presenti, ma l'ordine di grandezza è questo: da qualche decina a qualche centinaio di euro.
Meglio chiedere prima se l'integrativo è compreso nel servizio del CAF o se ha un costo a parte. Se il recupero è di una trentina di euro, una tariffa a parte può mangiarselo quasi tutto; con qualche centinaio di euro in gioco, il conto torna senza discutere.
Come si presenta e quando arriva il rimborso
Per un integrativo a tuo favore la strada è una sola: CAF o professionista abilitato, che sceglie il codice giusto da indicare nel frontespizio. Il tipo 1 riguarda le correzioni che aumentano il credito o riducono il debito con lo stesso sostituto d'imposta, il tipo 2 la sola correzione dei dati del sostituto, il tipo 3 le due cose insieme. Esiste una sola eccezione in cui puoi fare da solo. Se hai inviato il 730 dal portale dell'Agenzia e il tuo sostituto d'imposta ha negato il conguaglio (il cosiddetto diniego del 730-4), per esempio perché hai cambiato lavoro, puoi presentare il tipo 2 online fino al 10 novembre 2026. C'è poi un dettaglio che sorprende chi pensa a una semplice aggiunta: l'integrativo non è un foglio in più allegato al vecchio 730, ma una nuova dichiarazione intera che sostituisce quella già inviata. Per questo il CAF ricontrolla tutta la dichiarazione, non solo la ricevuta dimenticata, e tu devi portare anche i documenti delle spese che avevi già inserito. Può sembrare una seccatura, ma è anche l'occasione per accorgerti di altri dati sbagliati.
All'appuntamento porta:
- documento d'identità e codice fiscale;
- una copia del 730 già inviato e del relativo prospetto di liquidazione, il modello 730-3;
- fatture, ricevute e scontrini parlanti di tutte le spese da aggiungere;
- se c'è da correggere un familiare a carico o il sostituto d'imposta, anche i documenti che li riguardano, e così via per ogni dato che vuoi cambiare.
Il rimborso aggiuntivo passa dal sostituto d'imposta indicato nel 730. Secondo le indicazioni dei CAF, per i dipendenti arriva di norma con la busta paga di dicembre 2026 o con la prima utile del 2027, mentre per i pensionati è la rata di dicembre o di gennaio, con il conguaglio che fa l'INPS. Se il rimborso di luglio o agosto l'hai già incassato, il sostituto ti versa soltanto la differenza. Senza sostituto d'imposta paga direttamente l'Agenzia delle Entrate, con tempi più lunghi.
Se la correzione ti costa di più
Esiste anche il caso opposto, meno piacevole: un reddito che hai dimenticato di dichiarare, una detrazione che in realtà non ti spettava, un familiare indicato a carico senza averne i requisiti. Qui il 730 integrativo non si può usare, perché peggiora il risultato, e serve il modello Redditi persone fisiche correttivo, da inviare entro lunedì 2 novembre 2026. La correzione va accompagnata dal pagamento dell'imposta in più, degli interessi al tasso legale, che dal 1° gennaio 2026 è all'1,60% annuo, e di una sanzione ridotta secondo il ravvedimento operoso (articolo 13 del decreto legislativo 472 del 1997). Gli interessi, con un tasso così basso, di solito pesano meno della sanzione, e la sanzione scende quanto prima ti muovi. Da evitare: lasciare l'errore dov'è sperando che nessuno lo noti, perché correggerti da solo costa meno che farti correggere.
Le dichiarazioni degli anni scorsi
E se la ricevuta che hai ritrovato risale al 2024? Il 730 integrativo riguarda soltanto la dichiarazione di quest'anno, ma per le spese più vecchie esiste il modello Redditi integrativo, che l'Agenzia delle Entrate consente di presentare entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui hai inviato la dichiarazione da rettificare. Per quella presentata nel 2026 la scadenza è il 31 dicembre 2031, per quella presentata nel 2025 il 31 dicembre 2030, e così via a ritroso. Se dalla correzione risulta un credito maggiore puoi chiederne il rimborso, mentre se emerge un debito paghi imposta, interessi e sanzione ridotta, come nel caso del correttivo. Da solo, sul portale dell'Agenzia, puoi farlo soltanto se la dichiarazione originale era partita dallo stesso portale; negli altri casi conviene passare da un CAF o da un commercialista. Per ritrovare che cosa hai inviato in passato, entra con SPID, CIE o CNS nell'area riservata dell'Agenzia delle Entrate, dove le dichiarazioni trasmesse restano consultabili nel cassetto fiscale.
Cosa fare questa settimana
Bastano un'ora e un tavolo libero. Recupera il 730 che hai inviato e il prospetto 730-3 (se ti sei affidato a un CAF te lo hanno consegnato), mettili accanto alla cartella delle ricevute del 2025 e confronta voce per voce le spese sanitarie, quelle scolastiche e gli interessi del mutuo. Annota su un foglio quello che manca, con data, importo e documento, poi chiama il CAF o il commercialista e chiedi subito quanto costa l'integrativo. Tra lunedì 5 e lunedì 26 ottobre i giorni lavorativi sono sedici, e il rimborso aggiuntivo non arriverà comunque prima di dicembre. Muoverti con una settimana di anticipo non ti costa nulla e ti lascia il tempo di cercare il documento che magari non trovi al primo tentativo.